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ARTICOLO di: LAURA MAURIZI

SERVIZIO FOTOGRAFICO di: STEFANO RANOCCHI

MOTO TESTATA: KTM XC 525 trasformata Motard

RICETTA PER IL SUPERMOTARD PARTE II

Il supermotard “da città”

Partiamo dall'inizio, cioè da quando mi sono innamorata di questa moto “ibrida” chiamata supermotard, ovvero un'enduro che monta ruote stradali da 17 pollici . Ormai per noi è una cosa scontata vedere mezzi del genere, ma fino a qualche anno fa la gente per strada mi guardava incredula o addirittura storceva il naso…

Così nel 2002 decido di cambiare la mia Ducati Monster, con la quale mi sentivo poco a mio agio, per un più leggero ed agile supermotard.

Premetto che di questo mezzo ne faccio un uso al 99% cittadino, così la scelta ricade sul Ktm exc 400, all'epoca praticamente l'unica con avviamento elettrico, inoltre era decisamente più leggera della “cugina” Lc4, e molto più economica della concorrente Vor.

Quando nel 2006 decido di cambiare moto la scelta ricade sempre su Ktm, marchio col quale mi sono trovata bene (anche mio marito è al suo terzo acquisto della casa austriaca) e soprattutto del quale in casa abbiamo diversi ricambi; infine, cosa non da poco, mi rimaneva la coppia di ruote motard del 400 che non abbiamo dovuto far altro che sostituire.

Come modello ho scelto il 525, volevo provare quel qualcosa in più; inoltre, in previsione di un viaggio nel deserto, ho trovato il modello XC, che monta già di serie la ventola di raffreddamento ed ha il serbatoio maggiorato da 13 litri , con sella dedicata.

A dire la verità mi piaceva molto anche la Honda 450 X, che viene venduta già nella versione con ruote da 17” , ma il costo sia del mezzo che della manutenzione periodica è decisamente più elevato.

E' vero che ci sono anche altri modelli e marche, ma o hanno solo l'avviamento a pedale, o sono più pesanti. Così per questa nuova “ricetta per il supermotard”, sempre grazie alle mani esperte di mio marito che è anche il mio meccanico, gli “ingredienti” erano già belli e pronti.

Attualmente i modelli Exc (ed Xc) da casa Ktm escono esclusivamente con l'omologazione con ruote da enduro, quindi per effettuare la trasformazione è stato necessario richiedere il nulla osta del costruttore ed effettuare un collaudo presso la Motorizzazione. Più difficile a dirsi che a farsi, in pochi giorni e senza costi esorbitanti, possiamo avere il nostro supermotard da città; dico da città perché ovviamente con i modelli non targati non c'è bisogno di fare nessuna operazione.

Come dicevo la base di partenza è il modello XC 525 “desert” che oltre a serbatoione e ventola di raffreddamento, utile anche nell'utilizzo cittadino, adotta lo stesso cambio della versione supermotard racing (SMR) che è molto diverso dalla versione enduro EXC. Si tratta di un cambio più ravvicinato con prima marcia molto lunga e sesta “di potenza”. Per prima cosa abbiamo sostituito i cerchi con dei nuovissimi tubeless sempre a raggi. Girare con le camere d'aria su strada potrebbe rivelarsi una seccatura: la foratura in velocità rappresenta un rischio abbastanza serio inoltre, se si fanno uscite domenicali da 100/200 chilometri, è bene portarsi dietro la camera d'aria di scorta con leve, bombolette di CO2… e marito in grado di fare la sostituzione! Adesso ci sono questi nuovi cerchi, i miei sono della DID, modello Easy Tubeless, che permettono di utilizzare i mozzi (nel mio caso sono quelli originali) e i raggi che montavamo precedentemente, senza dover sostituire tutta la ruota (al contrario dell'altra marca concorrente).

Le misure sono 3.50x17 anteriore (l'omologazione stradale impedisce l'utilizzo del cerchio da 16.5) e 5.00x17 posteriore (la misura ottimale per usare la gomma da 160). Le gomme sono delle Pirelli Dragon supercorsa, adatte sia all'utilizzo su strada che tra i cordoli, se si ha voglia di fare una giornata in pista una tantum, senza dover smontare tutto.

Le modifiche alle sospensioni sono state limitate all'inserimento, sia nel mono che nella forcella, di tamponi fondo corsa in estensione da 1cm e allo sfilamento delle forcelle nelle piastre di altri 2cm: in questo modo la moto si abbassa di 3cm in totale. Tarature idrauliche e carico molle sono rimasti invariati. L'impianto frenante posteriore è originale (pinza, pompa e disco) mentre l'anteriore è stato modificato profondamente. La pinza freno è stata sostituita con una Brembo a 4 pistoni, si tratta di una pinza forgiata e lavorata a macchina, che mantiene gli ingombri ridotti di quelle ricavate dal pieno in modo da non interferire con i raggi ruota. Per adattare la pinza di derivazione stradale al piedino forcella, studiato per la pinza fuoristrada a 2 pistoni, è stato utilizzato un supporto artigianale in ergal ricavato dal pieno, lo stesso che montava il mio ex 400. Ora in commercio si trovano quelli dedicati, ma avendolo già in casa…

Anche la pompa del freno anteriore non è quella originale, ma è una pompa Brembo radiale 16x18 che garantisce un ottimo feeling e che consente un'ottima potenza frenante con un minimo sforzo sulla leva, così che anche nell'uso in pista sono sufficienti due dita per ottenere una staccata da cappottamento. Sia la pinza che la pompa richiedono l'utilizzo di raccordi freno dedicati: il tubo freno è stato sostituito con uno costruito ad hoc utilizzando raccordi recuperabili in acciaio. Ultimo, ma non meno importante, il disco del freno : si tratta di un disco BRAKING flottante da 320mm montato su una sottile flangia di alluminio artigianale.

Per dare una nota di colore, mi sono fatta montare nipples, leva del cambio e tappo olio in ergal anodizzati arancio… sono pure sempre una ragazza e anche l'occhio vuole la sua parte! Dal momento che di questa moto, come ho già detto, ne faccio un uso quasi esclusivamente cittadino, ho lasciato le frecce, lo scarico è quello originale. Lo ammetto, monto un solo specchietto, ed è di quelli da enduro, cioè si ripiega su se stesso e si può alzare o abbassare all'occorrenza. Spesso nel fine settimana andiamo a fare dei giri non troppo lunghi, quasi esclusivamente strade tutte curve, dove il Kappino si rivela la moto ideale. Certo, non è una quattro cilindri giapponese, ma personalmente mi trovo molto bene, non vibra affatto (come molti pensano), ed è perfetta anche per il giretto domenicale. Secondo me è adattissima anche per la città, sia per il peso davvero basso (114 chili a secco), sia per l'agilità, con tanto motore ed ottimi freni.

Quelle (ahimè rare) volte che mi infilo la tuta di pelle e vado in pista, montiamo delle gomme slick, via targa, fanale, frecce e specchio e il gioco è fatto.

Piccola accortezza per la pista sono i salva pedane (o salva asfalto), anche se a dirla tutta ancora mi manca parecchio prima di arrivare a grattugiarle sull'asfalto!