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ARTICOLO di: ERIKA MOSCA

SERVIZIO FOTOGRAFICO di: Nicolò Caneparo

MOTO TESTATA: APRILIA SXV 450 ANNO 2006

FLY MOTARD

MODIFICHE: GOMME E CERCHI (EXCEL)

FRIZIONE ANTISALTELLAMENTO: STM

 

 

 

C'era una volta un papà che per il primo anno di vita della sua bambina arrivò a casa con una piccola moto elettrica color rosso fiammante.

Da allora, e parliamo di quasi trent'anni fa, quella piccola bambina è cresciuta e ora la sua moto preferita è sempre una moto rossa: un'Aprila SXV 450. Un autentico amore a prima vista. A un certo punto, aveva anche rischiato d'essere soppiantata per una KTM 450 ma è stata lei a vincere la sfida e continua a dormire sogni beati nel garage di Erika. Il mio.

Ma non c'è stato e non c'è solo motard nella mia vita, anzi, il furore per questa disciplina è relativamente recente. La moto, per me è anche viaggi, gite, brevi vacanze... Non certo con la SXV bensì con il mio secondo gioiello: BMW GS 800.

In particolare il mio sogno nel cassetto è quello di ritornare a percorrere le strade tunisine, come accadde nel 2003 quando, a bordo di una Aprila Caponord, vidi per la prima volta il deserto. Inutile dirlo: come non potevo essere contagiata dal mal d'Africa?!

E come se non bastasse da circa un anno ho avuto l'onore di trasportare un'amica speciale: Lilli. La mia piccola Yorkshire che è diventata a tutti gli effetti una motociclista e che mi segue anche quando vado in pista ad allenarmi. Ed ora è la volta di presentare la mia Aprila.

Dopo aver debuttato nel 2004 nel Mondiale Supermoto, nel 2006 si presenta come un fulmine a ciel sereno sul mercato, suscitando non poche critiche (dettate secondo me più che altro da timori) tra i concorrenti della casa di Noale.

Quando mai si era visto un bicilindrico sfrecciare in pista contro i tradizionali "mono", per altro presentandosi con un peso pressochè simile?

Le raffinatissime soluzioni tecniche della SXV, infatti, hanno permesso alla bellissima racing motard italiana di essere competitiva sin dal suo esordio. E quindi temibile. Tra le sue caratteristiche salienti, il telaio perimetrale in tubi di acciaio con montanti in lega d'alluminio, alluminio come pure il forcellone scatolato, di disegno ispirato a quello utilizzato per le supersportive stradali.

Ma dopo molteplici diatribe e critiche, tutti hanno dovuto riconoscere le grandi potenzialità di questa Mosca Bianca dell'universo motard racing. Le sue linee filanti, il parafango che guarda verso l'altro, gli scarichi perfettamente integrati nel sottocoda e il suo nero opaco in contrasto con il rosso e il bianco ispira ammaliante leggerezza, che contrasta piacevolmente con la sostanza poderosa che custodisce nel suo inavvicinabile (in quanto a potenza) propulsore V2.

La mia è stata una delle primissime ad uscire dalla casa di Noale e non poco ho faticato a trovarla: dopo avere girato Piemonte, Valle d'Aosta e Lombardia finalmente ne ho trovata una in pronta consegna a Pavia. Finalmente era mia! Il primo approccio in pista è stato tra il pauroso e l'emozionate. Pista di Borgo Ticino, marzo 2006.

Quella era la mia prima volta da sola, senza una guida, un istruttore (mi sono avvicinata al motard durante l'edizione del 2005 del Raduno Motocicliste a Varano dè Melegari) ma la voglia di imparare era troppa. E così, praticamente ogni fine settimana l'ho trascorsa in pista. Da quel 2006 sono passati tre anni, la frequenza delle mie puntate in pista, purtroppo, è calata un po' ma la passione è sempre tanta, se non inversamente proporzionale.

La mia "motina", come la chiamo io, non ha subito stravolgimenti, grazie ai progettisti che l'anno creata praticamente "pronto gara". Nonostante il peso a vuoto dichiarato di 125 Kg, qualcosa in più rispetto a quello di una monocilindrica, ha un motore potentissimo che se messo tra le mani di un neofita potrebbe sembrare scorbutico e difficile da gestire ma, dopo aver preso un po' di confidenza la sua erogazione si rivela molto fluida.

L'avviamento elettrico è di grande aiuto, oserei dire indispensabile per una ragazza, se non fosse per qualche piccolo problema che ho avuto con il motorino d'avviamento che ho dovuto sostituire; i rapporti del cambio sono ben spaziati, ma il suo punto forte, rispetto ai "mono" è nella capacità di "allungo". Questo, nei circuiti, tipici da motard (vedi kartdromi) consente di insistere con la stessa marcia (la seconda e/o terza) tra una curva e l'altra senza dover appoggiare la successiva o sforare nel limitatore... Un bel vantaggio.

Gli unici interventi che ho fatto sulla mia moto sono stati: eliminazione degli specchi, della strumentazione, sostituzione gomme e cerchi (ora monta Excel), frizione antisaltellamento STM. Per il resto, è tutto originale.

Una buona manutenzione e controlli periodici la rendono pressoché perfetta. Per la pista. Appena discreta, invece, lo è per l'uso stradale a causa della scarsa versatilità. E' scomoda e poco adatta ai trasferimenti lunghi. Se paragonata alla KTM 450 che ho utilizzato per pochi mesi, l'Aprilia, grazie ai suoi 57 cv, ha una marcia in più in quanto a prestazioni pure.

Inoltre, la sua ciclistica sopraffina, garantisce più stabilità sul veloce ed è comunque meno nervosa, cioè un po' più fluida, quando si dà gas in uscita di curva.

Di contro, rispetto a una monoclilidrica (mi riferisco alla K perchè è quella che ho avuto) la SXV risulta lievemente meno agile nel misto stretto, ma penso che di tale caratteristica ci si possa adattare e probabilmente ne pagano maggiori spese i piloti professionisti che sono in lotta per limare i millesimi di secondo. E, francamente, non è il mio caso.

Durante il test, svoltosi in circuito, l'Aprilia mi ha dato una grande soddisfazione ho invitato un mio amico storico con cui ho condiviso la gioventù, insieme al gruppone di appassionatissimi delle due ruote.

All'epoca io ero la ragazzina che "sbavava" per le moto e che non era certo in grado di contrastare la superiorità dei maschietti. Mentre lui era il Reuccio della compagnia, mostro sacro inavvicinabile sulle capacità di guida nelle (pericolose, quanto assurde, con gli occhi di oggi) sfide off-road tra amici.

Ebbene, oggi mi sono presa una bella rivincita: avendo io fatto pratica in circuito in questi anni mentre lui essendone a digiuno, il confronto diretto tra me e lui in pista è stato per lui devastante. Raggiunto, seguito e sopravanzato con una facilità quasi disarmante.

Il suo radicato maschilismo a due ruote è stato sgretolato in un quarto d'ora di pista. "Sverniciato dalla Mosca" (come mi chiamano in paese), questo è stato il suo malinconico ma sportivo comunicato agli amici.

In pratica, ha dovuto ammettere che donne e uomini non sono poi così diversi, soprattutto in pista.

La Mosca Bianca del motard ho avuto la sua rivincita.